recensione al romanzo "Di sparse esistenze" |
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ANSA Catanzaro, 5 giungo 2006 Di sparse esistenze è il titolo del primo romanzo del catanzarese Luca Melo, “farmacista per destino e inseguitore di sogni nel tempo che riesce a strappare al suo lavoro”. L’autore – è scritto in una nota – alla sua prima esperienza narrativa, è emblematicamente una macchina parlante per metafore, rigorosamente riferite ai classici. Promettente candidato a complicazioni cardiocircolatorie, è universalmente ritenuto il massimo collezionista
vivente di trigliceridi. La storia – è scritto nel volume – ruota attorno alla personalità egocentrica, ambiziosa e sicura del professor Sergio Greco, rinomato nella più avanguardistica ricerca genetica, ma soprattutto acclamato imbonitore di comunicazioni mediatiche di dubbia scientificità. Il professor Greco riesce mirabilmente a catalizzare una dietro l’altra una sequenza disordinata di vicende velate di mistero. Situazioni profondamente ambigue, atmosfere intrise di tensione e incanto indefinibile, si intersecano vorticosamente al protagonista, proiettando la sua vita in un itinerario psicologico speculare ad altro geografico tra Parma, Crotone, Manchester. Quasi a conclusione del racconto, Luca Melo sorvola i luoghi della sua Calabria, in particolare, attraverso le parole di uno dei personaggi “Pietragrande, Copanello, Caminia e la gloriosa Montepaone: tutta, tutta la costa fino a noverato e oltre Catanzaro. La più grande galleria di arte conosciuta. Le immagini di repertorio di ogni servizio ‘sulla piaga abusivismo’ a ogni nuovo nome dato ai soliti condoni. Scempio ingiustamente anonimo: e che è colpa nostra se non abbiamo una valle dei templi da distruggere? Misurate la volontà”. La sintassi ricercata e complessa apre il racconto, facendo da cornice alla presentazione del professor Greco: “ e ancora gocce e parole pesanti da cupi spalti di cielo su sterpi di torbidi sguardi: livide, ostinate, sfuggenti, turbinavano nell’ultima luce del pomeriggio. A sobillarle un improbabile sodalizio di voce stentorea e ostentata eleganza al servizio di fattezze non esattamente memorabili, eppure tutt’altro che sconosciute in virtù di una carriera meno breve che prestigiosa. Glorie e ambasce cumulate da trentenne persino oltre il lecito, ma non certo oltre le aspirazioni del professor Sergio Greco costantemente in bilico tra disinvoltura e perbenismo, camaleontismo e coerenza, malizia e ingenuità. Perché è stato scelto proprio lui per muovere una dirompente macchina dell’inganno? Le risposte si trovano pagina dopo pagina, rigo dopo rigo, in forma articolata, composita e stupefacente attraverso una sintassi inusuale, una grammatica ‘delirante’, un vocabolario ricercato. Filippo Veltri
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