recensione al volumetto "Iancura. Racconti dall'isola di Salina" Stampa
blog gildame.it (sito della Gilda degli insegnati Zancle di Messina), 23 giugno 2005

Iancura significa biancore, specificità delle isole Eolie quando il mare è calmo e si confonde con il cielo “bianco-celeste”.
Paolo Casuscelli è nato a Messina nel 1956 ed è insegnante di scuola media. Ha studiato con Filippo Bartolone e Gianni Vattimo, scrive sulla pagina culturale della “Gazzetta del Sud”. Ha pubblicato saggi di filosofia e di estetica e tradotto saggi di René Girard. Ama il mare e nonostante fumi, pesca in apnea a 25 metri. Gioca a biliardo dimostrando discrete doti con la stecca. Questa sua prima opera di narrativa è uno spaccato autobiografico.
Dopo aver studiato Heiddeger, Nietzche, ebraico, filosofi e pensatori che ama, ma non danno gloria né stipendio in una società animata solo dal “particolare”, abbandona la filosofia e i libri accettando di cncorrere ad uno dei tanti esami di abilitazione che un’amica ha compilato per lui. Vince il primo a cui ha partecipato e, prendendo “armi e bagagli”, si trasferisce nell’isola di salina dandosi all’insegnamento in una scuola media.
A Salina, per il prof. Casuscelli, è un ritorno a una “dimensione di autenticità, di condivisione ma anche di solitudine, in cui è dato fare esperienza della tua libertà esistenziale”. Lettura leggera e divertente racconti di ragazzi e persone reali che hanno arricchito l’autore e arricchiranno il lettore per la freschezza dei contenuti che in essa si saprà cogliere.



La Gazzetta del Mezzogiorno, 17 marzo 2005

Che cos’è il “luogo immaginario”? Per alcuni corrisponde a quello dove si è vissuti durante l’infanzia, dove rimangono forti legami familiari e affettivi, magari un angolo di mare nel quale ritrovare le radici più profonde. Per altri, invece, non è un posto conosciuto, ma un luogo dell’anima, spesso lontano dall’esperienza terrena, più vicino alle intime corde della nostra interiorità. Per Paolo Casuscelli, autore del delicatissimo Iancura. Brevi racconti dall’isola di Salina, il “luogo originario” è stato proprio la piccola isola delle Eolie. Il nostro ci è capitato per caso vincendo un concorso pubblico come insegnante: “Fremevo – scrive nella prefazione del volume _ perché nessuno si accaparrasse la sede di Santa Marina Salina, mentre per tutti gli altri era davvero l’ultima scelta… Un luogo originario non è un paradiso terrestre: chi vive otto anni in un’isola non può farlo nella retorica dell’isola felice. Originario è, però un luogo che i restituisce a una dimensione di autenticità, di condivisione, ma anche di solitudine in cui è dato fare esperienza della tua libertà esistenziale”. Casuscelli narra piccolio, delicati, episodi di vita isolana, soffermandosi soprattutto sul rapporto con ilmare specchio di sentimenti, specialmente quando c’è iancura (noi in Puglia nel Salento diremmo “biancata”) e cioè quella specifica situazione metereologica in cui si trovano le isole durante particolari giornate di calma piatta quando il mare quasi bianco si confonde col cielo, tempo di “traslucida quiete” per dirla con le parole di Hegel. Salina è popolata da una varia umanità a partire dai fondali ricchi di ombreine, saraghi e cernie agli stessi allievi di Casuscelli che paiono davvero vivere in una dimensione a sé, originale e lontana da qualsiasi comune realtà continentale. Le isole come ultimo scrigno narrativo? Questo mi chiedevo procedendo nella lettura di Iancura e partendo dal lato che gli ultimi tre testi d’ispirazione marinara con una certa originalità recensiti in questa rubrica sono ambientati su isole. Parliamo di Tremiti della memoria di Marina Conte e Giorgio Roboni e di Trattato generale dei pesci e dei cristianin (Prova D’Autore) anche questo ambientato in Sicilia a Levanto. Ultimi piccoli paradisi, preservati forse dalla lontananza e dalla “chiusura” culturale di suoi abitanti nei quali si è riusciti a conservare parte della vera identità mediterranea disseminata in migliaia di microculture, tasselli di un unico mosaico. Non c’è però, da illudersi la grande onda dell’omologazione culturale come un implacabile Tsunami sta raggiungendo e sommergendo anche le isole, dove quasi nessuno coltiva e conserva peculiarità e tradizioni locali nel nome del turismo di massa e della spasmodica ricerca di benessere più virtuale che reale. Né bene,né m ale, forse, solo specchio dei tempi. A noi non resta che goderci la lettura di Iancura sorseggiarlo pian piano come un dolce bicchiere di Malvasia. Nicolò Carnimeo
 

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