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recensione al saggio "Giobbe della politica" PDF Stampa E-mail
Gazzetta del Sud, 18 luglio 2009, La rinascita della vita democratica a Messina dopo il fascismo nei ricordi di un testimone privilegiato

La definizione è del filosofo Galvano Della Volpe, che negli anni della sua docenza "militante" a Messina soleva accompagnarsi ai giovani attivisti della sinistra locale nelle sue serate al cinema Savoia: "Giobbe della politica" era Emanuele Conti, che assieme al suo inseparabile compagno di lotta Pancrazio De Pasquale dimostrava appunto nella quotidianità dell'azione politica quella pazienza e quella costanza di biblica memoria, che solo i reduci dalle distruzioni e dalle miserie delle guerre potevano sottintendere alla loro scelta di vita.
Riconoscimento autorevole e realistico, che rimane ora fissato come titolo di una biografia per ricordi pubblicata dall'editrice GBM di Messina a cura di Michela D'Angelo: una testimonianza in presa diretta sulle battaglie civili del dopoguerra in Sicilia, volte «a trasformare la realtà politica, economica e sociale dell'isola, ancora retaggio di arcaici rapporti».
Ed è proprio su questo aspetto della politica come passione civile che l'intera, lunga intervista raccolta in volume si basa: mai un'esaltazione di maniera dei "tempi andati", né un nostalgico ripercorrerli nel nome di idealità oggi assai rare. Piuttosto, la lucida e documentata testimonianza su un periodo della nostra storia che nel bene e nel male ha posto le premesse di ogni sviluppo; tanto per le migliorate condizioni di vita dei lavoratori, tanto per le speculazioni su una comune idea di democrazia che nei mesi, negli anni appena successivi  al conflitto sembrava unire le forze attive della collettività isolana in un comune sforzo di rinascita.
Dal confronto con l'area cattolica, con quella liberale, democratica, socialista dei reduci dalla lotta di resistenza in ogni sua forma e contenuto, nasce infatti l'impegno di Conti in politica, dopo l'esperienza della militanza romana nei Gap durante l'ultima fase del conflitto e prima della definitiva liberazione della capitale daparte delle truppe alleate.
Ma è nella terra dei propri natali, nella Messina distrutta, parzialmente ricostruita e poi ancora distrutta, che il giovane laureando in Giurisprudenza vuole spendere le sue energie migliori: quelle che gli consentiranno di imporsi sulle estremistiche  tendenze rivoluzionarie delle cellule e delle sezioni attive in città e in provincia; quelle che lo porteranno presto all'assunzione di responsabilità primarie nell'organizzazione del partito in vista delle importanti scadenze elettorali di fine anni Quaranta e inizio anni Cinquanta, prima a Palermo e poi a Reggio Calabria. Prima del definitivo ritorno nei quadri peloritani, con l'elezione al Consiglio comunale e l'avvio di una brillante carriera accademica.
Anni difficili, in cui i residui di autoritarismo, si confondevano con il qualunquismo e le tentazioni autonomiste. Disorientati erano i giovani e i  non più giovani alle prese con i più elementari problemi di sostentamento, dovuti alle carenze occupazionali in un territorio che stentava a riprendersi, dopo l'ennesima batosta. E in simili contesti avvengono anche le incredibili violenze istituzionali durante lo sciopero del 7 marzo 1947, si attuanosenza remora i licenziamenti selvaggi degli operai, si esalta provocatoriamente lo sfruttamento della manodopera nelle campagne. Conti ricorda così la complessa organizzazione delle manifestazioni di protesta, gli arresti, il carcere e le assoluzioni; le appassionate lotte per la stesura del piano regolatore, per l'abolizione degli ingiusti balzelli sui generi di prima necessità, per la compartecipazione dei contadini nella fruizione delle risorse di una terra arida e avara.
Un'azione ininterrotta, che idealmente prosegue lungo tutto l'arco temporale dell'esistenza, con gli intervalli meditativi dei soggiorni ad Alicudi, luogo dell'anima per Conti e per i suoi familiari. Anche quando le situazioni oggettive della nazione e del mondo intero tendono via via a mutare, ponendo in discussione gli assunti iniziali e soprattutto mettendo  in mora ogni idea di repressione violenta in nome di qualsiasi idealità.
Non ci sarà più per l'anziano leader del partito comunista, ma rimarranno intatte le sue giovanili passioni di militanza: ciò che infine sembra oggi mancare, al di là delle  appartenenze e dai giudizi soggettivi. Francesco Bonardelli
 




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