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recensione al volume "Avvocati a Messina. Giuristi tra foro e cattedra nell’età della codificazione" PDF Stampa E-mail

Gazzetta del Sud, 29 dicembre 2007, Una finestra sull'avvocatura tra '800 e '900

Una finestra su un mondo affascinante e variegato, quello dei professionisti del diritto, nell'arco temporale a cavallo tra Otto e Novecento, ricostruendo l'humus culturale e sociale che ha reso salde le radici del ceto forense messinese. È questo l'obiettivo della brillante e ben costruita indagine rievocativa del volume a più mani Avvocati a Messina. Giuristi tra foro e cattedra nell'età della codificazione, a cura del prof. Giacomo Pace Gravina, ordinario di Storia del Diritto medievale e moderno alla Facoltà di Giurisprudenza, presentato ieri in corte d'appello, in una gremita aula magna. Sullo sfondo dell'excursus storico il terremoto del 1908 alla cui celebrazione del centenario il volume è dedicato. «Il libro indaga un periodo in cui la città ha veramente un'anima forense, che riesce a fondere primato del diritto e passione per la difesa, e che si incarna in giuristi di straordinario spessore – ha esordito l'avv. Francesco Marullo di Condojanni, presidente dell'Ordine degli avvocati. Un'occasione per rinverdire la memoria, senza impeti nostalgici – ha aggiunto – per rafforzare l'orgoglio di appartenere a un corpo sociale che ha ha, nella fede della libertà, nell'indipendenza da ogni potere e nella difesa dei diritti di tutti i cittadini, la ragione del proprio essere». Nella sua relazione, il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, introdotto dal vicepresidente, avv. Carlo Vermiglio, ha sottolineato come l'avvocatura e l'accademia messinese abbiano sempre costituito, al contrario di altre realtà come ad esempio Genova, una unità inscindibile, segnata da un percorso comune. «A Messina si riscontra una cultura giuridica locale che ha dato vita a straordinarie fonti letterarie, come le riviste La Temi zanclea e Il foro messinese – ha sottolineato Alpa. Ma anche la fondazione di scuole per gli avvocati, nelle quali si apprende l'arte del foro e l'insegnamento dei grandi accademici come Ludovico Fulci, Francesco Faranda, Ferdinando Puglia – ha aggiunto – ci confermano la vitalità e la nobiltà dei valori incarnati dalla classe giuridica locale». Dopo l'Unità essi diventano, infatti, i «costruttori» della storia sociale, culturale e politica dell'età liberale, con le sue luci e ombre.
«Per la prima volta nella storia – ha sottolineato il prof. Francesco Migliorino, ordinario di Storia del Diritto all'Università di catania – l'umanità e l'idea di progresso condividono le fortune delle scienze giuridiche e gli avvocati-professori si fanno "architetti sociali" della città in un insistito e continuo richiamo all'idea di progresso che ispira il cammino delle umane cognizioni, prime fra tutte le discipline giuridiche».
Il volume, come ha spiegato il prof. Pace Gravina è completato da alcune appendici che raccolgono dati sull'archivio dell'Ordine e con il catalogo del cospicuo patrimonio librario della biblioteca Pettini. Alla presentazione hanno preso parte, tra gli altri, il prof. Angelo Falzea, accademico dei Lincei e decano dell'Ordine, il preside di Giurisprudenza Salvatore Berlingò, il presidente della corte d'appello, Nicolò Fazio, il procuratore generale Ennio D'Amico, il neo presidente del Tribunale Giovanbattista Macrì. Lucia Zuccarello
 




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