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recensione al volume "Il dolore condiviso. Messaggi degli intellettuali del Novecento per il terremoto di Messina del 1908" PDF Stampa E-mail

Gazzetta del Sud, 28 dicembre 2006

Quel dolore condiviso nei giorni del terremoto
Fu un'alba incredibilmente evocativa, quella del 28 dicembre 1908, l'alba di morte e distruzione su uno dei luoghi più suggestivi del mondo, lo Stretto di scilla e Cariddi, il regno del mito e del fascino magmatico della natura. Il disastro siculo-calabro" che distrusse Messina e la costa calabra aleggiò come un peso incredibile nell'opinione pubblica internazionale, che davanti a quella notizia si mobilitò per fornire aiuto e assistenza in ogni modo, come mai prima era accaduto. Tanta tragedia non poteva non toccare la sensibilità di politici, letterati, intellettuali, musicisti, uomini e donne che furono spinti a dare un loro personale contributo e sguardo sull'evento, in un incredibile abbraccio solidale e artistico. [...] Giampiero Chirico ha raccolto sessantadue dei centonovantanove autografi presenti in un album conservato presso la Houghton Library della Harvard University, già di proprietà della famiglia Canady: messaggi, riflessioni, pensieri, manoscritti originali e preziosi che l'Associazione Lombarda dei Giornalisti, in collaborazione con la Società Italiana degli Autori e del Sindacato Corrispondenti di Milano, aveva voluto raccogliere per una pubblicazione dal titolo Messina e Reggio. L'elenco degli autori – che comprende anche regnanti come la regina Margherita e la regina di romania – è ricco di celebrità e di letterati dell'epoca e di diversi futuri Nobel. [...]Da Montesquie ("un corteo senza uguale: duecentomila anime... purificate da quel terrestre ardore") a debussy, da hesse che dedica poche righe di augurio per i "bravi colleghi italiani", a Thomas Hardy che cita Orazio, fino a Bataille e i suoi echi greci. Se D'Annunzio fa riferimento alla sua Fedra, Marconi al patriottismo, e Fogazzaro traccia versi che disegnano la Terra come "viva fiera", Ada Negri e Luigi Barzini fanno tesoro della propria esperienza di inviati sul posto per delineare episodi toccanti di sofferenza tra le macerie.
In realtà, tutta la pietas di un popolo, la metafora dello slancio solidale carico di futuro sembra pulsare nel racconto crudo e aggraziato di Grazia Deledda, scritto a Roma il 12 gennaio 1909: «Ho veduto ieri una superstite, una bellissima donna estratta dalle macerie dopo alcuni giorni d'agonia. È ferita a un piede e si parla di amputarglielo: ella tuttavia non solo non si lamenta, ma pur avendo ancora negli occhi un'espressione di terrore e d'inquietudine, sorride al medico e parla di adottare uno degli orfani sfuggiti alla catastrofe. Pare l'immagine dell'Italia, in questi giorni di miseria e di grandezza». Sergio Di Giacomo
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la Repubblica, 9 gennaio 2007

1908, Lettere dal terremoto
[...]Sicuramente interessante è rifare il «giro» di questa singolare documentazione, presentata da Chirico, fra la catastrofe dello Stretto, la redazione milanese dell'Associazione dei giornalisti e la Houghton Library dell'Università di Harvard, negli Stati Uniti. Subito dopo il disastro sismico, infatti, diversi giornali, avendo raccolto materiali informativi di vario genere, diedero alle stampe dei numeri unici dedicati al cataclisma, comprendenti spesso reportage, servizi, inchieste di belle penne d'inizio secolo. Il giornalismo italiano e internazionale faceva così la sua parte nella gara di solidarietà verso Messina e Reggio, già dal gennaio del 1909 e poi ancora nell'anno successivo, il 1910.
L'Associazione lomabarda dei giornalisti, insieme alla Società italiana degli autori e al Sindacato corrispondenti di Milano, preparva così il «numero unico» Messina e Reggio, pubblicato nel 1909 dopo aver raccolto 199 messaggi autografi di noti intellettuali italiani e stranieri. Di quella pubblicazione si conserva un solo esemplare a Firenze: è in condizioni tali da rendere difficile la consultazione ma anche da far rivivere la fretta e il tumulto con cui i curatori lo avevano preparato. [...]Ma gli originali 199 autografi, tra spartiti musicali, poesie, brevi frasi, pensieri, annotazioni, a un certo punto – dfficile stabilire esattamente quando – spariscono da Milano e ricompaiono ad Harvard, dove appunto li ha rintracciati Chirico. [...]La raccolta degli autografi apparteneva alla omonima famiglia Canady, fatta anche di ricchi collezionisti di testi italiani, che negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso decise di farne dono alla Biblioteca di una delle più prestigiose Università americane. [...]Dopo averli scovati il ricercatore fa una selezione dei messaggi, in base alla notorietà dell'autore, e ne scegli 62, quelli che compaiono appunto nel volume dell'editore messinese. Emergono così i nomi di Luigi Barzini, di Luigi Capuana, di Gabriele D'Annunzio, di Anatole France, di Hermann Hesse, di Pierre Loti, di Romain Rolland, di Alessandrine ed Emile Zola. [...]Difficile era capire il dialetto siciliano: da Berlino Ludwig Fulda se ne rammarica. Ma la lingua della sofferenza – osserva l'autore teatrale e poeta tedesco – viene compresa da tutta l'umanità, parla a tutti i cuori. Ne viene naturale uno slancio di solidarietà: il volume di Chirico lo testimonia ed è un conforto a quasi cento dal terremoto del 1908. Giuseppe Restifo
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Il Segnalibro de Il Messaggero, 2 aprile 2007

Le lettere e le poesie sul terremoto di Messina. Una raccolta di Giampiero Chirico
Hesse, Debussy, Hardy, Prévost, D'Annunzio, Deledda, Capuana, Neera, Fogazzaro. Sono solo alcuni nomi degli intellettuali che sopo il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 fecero sentire la loro voce attraverso lettere, poesie, note. In Il dolore condiviso Giampiero Chirico, con un attento lavoro filologico – il testo originale è sempre riprodotto a fronte – raccoglie sessantadue di questi scritti (parte di un "album" conservato oggi presso l'Harvard University), nati alcuni spontaneamente, altri da mirati numeri unici pubblicati all'epoca. Cla. Ro.


Ne ha parlato il TG2 nell'edizione delle 20,30 andata in onda l'8 ottobre 2008, all'interno di un servizio dedicato al Terremoto del 1908.
 




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