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recensione al romanzo "Fumisteria" PDF Stampa E-mail
margini, semestrale di sconfinamenti culturali, Anno II n.2

Fabio Stassi è nato a Roma nel 1962, ma è di origine siciliana. Fumisteria, pubblicato da GBM di Messina nel 2006 (Premio Vittorini opera prima 2007) è il suo primo romanzo, ma già Stassi ne ha pubblicato un secondo con Minimum Fax (È finito il nostro carnevale) confermandosi uno scrittore parecchio interessante. Protagonista di Fumisteria è davvero il fumo, quello di una sigaretta e quello che avvolge le vicende siciliane, in cui niente è mai come sembra. Le due citazioni in esergo, da Vitaliano Brancati e da Giuliana Saladino, sono rivelatrici, la storia infatti intreccia una vicenda alla Brancati, storia di donne e di corna nella Sicilia degli anni Cinquanta, e fatti legati alle lotte contadine di quegli anni, materia di tanti scritti della Saladino.
Per gli ingredienti narrativi che usa, il romanzo potrebbe sembrare la riproposizione di una Sicilia già scritta , ma ci si accorge subito che non è così e che l'autore con gli stereotipi ci gioca, ma proprio per denunciarli come mistificatori: usa "lo stesso mazzo di carte che si tramanda da sempre. Tradimenti, vendette... il cinematografo dell'isola dello scirocco, della gelosia, delle promesse sul taglio delle labbra...", ma per catturare, "per la coda", altre storie, che è difficile prendere "perché da questa terra hanno rapinato tutto, proprio tutto, anche le voci, e il silenzio, è rimasto meno di niente".
All'autore di Fumisteria piace giocare con quel gioco serio che è la letteratura, e sa farlo bene. Lo si vede dalla mano leggera e precisa con cui riesce a dare al lettore le chiavi per penetrare sotto la superficie del suo romanzo, rivelando senza parere la sua poetica attraverso la voce di un personaggio. È uno scrittore colto, Fabio Stassi, e Fumisteria mantiene la promessa che ogni libro faper il semplice fatto di proporsi al lettore: è un libro che ha davvero molto da dire, un bel libro. Beatrice Agnello



repubblica, 29 marzo 2008

CHE la Sicilia sia stata per gli scrittori isolani una sorta di botola dentro cui inesorabilmente precipitare, è cosa oramai nota. Ma che l' Isola rappresenti anche per chi non vi è nato un' attrazione irresistibile, calamitando fantasie e immaginari, è un fenomeno che solo di recente sta assurgendo a simbolo. Si può ambientare una storia in Sicilia, dunque, rimanendo abbarbicati ad altre latitudini. (segue dalla prima di cronaca) A volte è sufficiente poter vantare un avo di origini isolane. Altre volte la suggestione, una certa prepotenza esotica, la naturale propensione affabulatoria dell' Isola, una ormai consolidata mitologia, fanno tutto il resto. Scavando nel passato prossimo, ci si può divertire a rintracciare esempi illustri, ad allestire una sorta di genealogia. E per non prendere le mosse da troppo lontano, possono bastare i nomi di Piero Chiara e di Sebastiano Vassalli: il primo, luinese sì, ma di origini siciliane per parte di padre, che scrive Con la faccia per terra, racconto agrodolce di un ritorno in Sicilia per sotterrare più a fondo possibile la memoria; il secondo, nato a Genova, che scrive un romanzo storico per raccontare l' omicidio Notarbartolo. A Domenico Campana, calabrese, si deve La stanza dello scirocco e L' isola delle femmine, che racconta la morte in una casa di piacere del questore di Palermo. Per non dire di Mario Gianluigi Puzo, l' autore del Padrino e del Siciliano. Ma se proviamo ad avvicinarci ai nostri giorni, l' esercito degli scrittori, italiani e stranieri, che con la Sicilia fanno i conti, diventa sempre più nutrito. [...] E ancora, Fumisteria di Fabio Stassi, giovane romano di origini isolane: la storia si svolge nella Sicilia dell' immediato dopoguerra, col suo carico di stimmate (il separatismo, la lotta spietata fra contadini e proprietari terrieri sullo sfondo della riforma agraria, l' immancabile Cosa nostra e, ovviamente, Portella della Ginestra). Si chiama Kalamet il paese in cui si svolgono le vicende raccontate da Stassi, dove tutto è difficile e dove di certo non è facile neppure raccontare le storie. Salvatore Ferlita



blog andreafannini.it, 21 febbraio 2008

Questo è il romanzo d’esordio di Fabio Stassi di cui già avevamo avuto modo di parlare a proposito dell’ottimo È finito il nostro carnevale (minimum fax, 2007), intrigante epopea lungo i miti, i sogni e le speranze del secolo breve. Un anno prima Stassi pubblica Fumisteria che riceve consensi da parte della critica e anche qualche premio significativo. Fabio Stassi, uno dei migliori amici di mio fratello Vincenzo, lavora a Roma come bibliotecario, risiede a Viterbo, scrive i suoi romanzi e le storie sul treno, lungo la famigerata e affollata tratta che congiunge le due province, passando ovviamente per Orte. Una circostanza curiosa. Quella di assaporare la propria libertà, di conquistare la giusta concentrazione e l’appropriata serenità, in un vagone ferroviario. Lo scompartimento come una stanza. Ovviamente in movimento, mai fermo, se non per le necessarie fermate del treno in questione. Un modo saggio per gestire gli spazi e i tempi, per riappropriarsi di noi stessi. Attraverso la scrittura, e quello che ne consegue. A giudicare dai risultati, sembra proprio che Fabio Stassi abbia trovato veramente una fonte, una vena particolare, per scrivere storie e descrivere luoghi e personaggi, sempre al confine fra fantasia e realtà. Con Fumisteria, andiamo ancora all’indietro nel tempo. Nella Sicilia dell’immediato dopoguerra. La vittoria elettorale delle sinistre, il separatismo, la dura lotta fra contadini e proprietari terrieri sullo sfondo della riforma agraria (Ministro per un breve periodo di tempo fu il comunista Gullo), la mafia. E, ovviamente, Portella della Ginestra. La vicenda drammatica che fa da sfondo a questa storia, ambientata in un luogo inventato, ma fino ad un certo punto, della Sicilia occidentale. Kalamet il paese dove si narrano le vicende raccontate da questo autore, termine che in arabo sta a significare “puntuale”, poiché «…segnava approssimativamente il punto di mezzo del Mediterraneo tra Gibilterra e Cipro». Paese dove «…persino gli scarpari se ne sono andati», dove non è facile neppure raccontare le storie. Quella di Stassi sembra, all’apparenza, un giallo. Protagonisti l’Avvocato Filippo Licata, sua moglie Ester, il comunista Rocco La Paglia. Il prologo di Fumisteria si apre proprio con l’immagine dell’ assassinio di quest’ultimo, avvenuto ai bordi di una fontana. Due colpi di pugnale alle spalle. Delitto d’onore? Stassi costruisce le vicende su questa ipotesi. Colpa di tracce di fumo lasciate sulle coperte del letto dell’Avvocato. Quest’ultimo, uomo di legge, un passato ingombrante di complicità con il fascismo, riciclatosi con l’avvento degli alleati, sempre al fianco di chi comanda e controlla il potere. Si farà un nome e una fortuna facendo gli interessi dei ricchi proprietari terrieri. Difendendoli nelle aule dei tribunali. Eludendo le leggi. Coprendo i peggiori crimini e delitti. Sposa una giovanissima e bellissima donna, Ester. Figura slanciata, capelli “azzurri”, un segreto che custodisce gelosamente da molti anni. Un bacio rubato. Con Rocco La Paglia. Un amore non dimenticato, alimentato dalla distanza e dall’impossibilità di essere consumato. Rocco sta dall’altra parte della barricata. Resistenza al nord, tra le fredde montagne, dove si fa un nome come partigiano. Il ritorno nella Sicilia “liberata”, a fianco del Partito Comunista. Organizza e tira le fila del movimento sindacale contadino. Poi si ritira dall’attività pubblica e sindacale. Senza alcun apparente motivo. Fino al suo omicidio. Stassi costruisce la storia sfruttando, non nel senso banale del termine, anche i luoghi comuni, l’immaginario, della società siciliana dell’immediato dopoguerra. Sembra di uscire da alcune pellicole della commedia all’italiana degli anni cinquanta. Perbenismo e ipocrisia, una società machista e ferocemente oppressiva nei confronti delle donne. Vizi privati e pubbliche virtù, tanto per cambiare. Un amore incompiuto che diventa motivo di scandalo, di pubblico linciaggio. Ma anche e soprattutto i fatti di Portella, vero e proprio spartiacque della nostra storia. 1 maggio del 1947. Un eccidio, un massacro. Attribuito alla banda di Salvatore Giuliano. Ma dietro di lui le ombre dei servizi segreti alleati, di settori deviati dell’apparato politico-militare italiano, della mafia. Una vera e propria strategia della tensione. Scatenare disordini, rivolte, proteste. Per giustificare reazione e ordine. Un clima di attesa, di speranza di cambiamento, di riscatto sociale, soffocati con il piombo e la morte. Questo fu Portella della Ginestra. Riparare le ingiustizie della storia. Lo si può fare con la ricerca storica, con atti, documenti (cfr. ad esempio il recente Tango Connection di Giuseppe Casarrubea). Con il dibattito politico, anche se rivolto al passato. Infine, anche con la letteratura, i romanzi, la narrativa. Come fa efficacemente Stassi con Fumisteria. Un affresco sulla Sicilia di quegli anni, tra lotte contadine, amori impossibili, gelosie e onori da difendere, profonde ingiustizie e delitti commessi a danno sempre degli ultimi, dei più deboli. Romantico e appassionante. Andrea Fannini


Confusione, marzo 2007

Fumisteria è il primo romanzo di Fabio Stassi, un giovane scrittore di origine siciliane [...]La parola fumisteria, contrariamente a quanto si possa pensare, non riguarda una sistematica voglia di fumare, me definisce l'attitudine a scherzare, ingannare e assumere un atteggiamento poco serio.Nel romanzo di Fabio stassi, però, questi due elementi, il fumo e l'inganno, sono strettamente collegati. Fumisteria è ambientato nella Sicilia del secondo dopoguerra, profondamente segnata dalla suddivisione delle classi sociali, dalle faide mafiose, da continui omicidi. Il romanzo, infatti, si apre proprio in medias res, con un omicidio che condizionerà lo sviluppo di tutta la vicenda. Ester, la donna più affascinante e ambita di Kalamet, il paese in cui è ambientata la storia, è mogllie dell'avvocato Licata. A Kalamet, infatti, circola la convinzione che Ester abbia tradito suo marito con Rocco La Paglia, un ragazzo di umili origini. Da qui si sviluppa tutta una serie di fraintendimenti che porta il lettore a perdersi nell'intreccio che l'autore riesce a costruire con abilità. Fumisteria è un romanzo molto scorrevole, scritto con parole semplici che riescono a catturare l'attenione e rimangono impresse nella mente, esortando a proseguire con la narrazione. L'epilogo da finalmente una risposta a tutte le domande del lettore, una risposta alquanto inaspettata e sconvolgente.

Meltingpot
Fumisteria. Quando il pendolare diventa scrittore

Sul treno c'è chi legge il quotidiano, chi preferisce i cruciverba, chia ascolta i discorsi degli altri o pensa a cosa cucinare a cena [...]. Fabio Stassi sul treno scrive. Nato da famiglia siciliana, vive a Viterbo dal 1995, ma lavora a Roma in una biblioteca universitaria. Ha superato brillantemente il pendolarismo: sulla linea Viterbo-Orte-Roma ha scritto il suo primo romanzo: Fumisteria. Un giallo a tutti gli effetti: delitto nelle prime pagine, soluzione al finale. Lo stile è conciso, il linguaggio è chiaro ed efficace. Umani i personaggi. [...] Il racconto è ambientato a Kalamet, un paese immaginario della Sicilia occidentale. Sullo sfondo, la sconfitta del movimento contadino e la strage di Portella della Ginestra. C'è l'avvocato Licata, di dubbia mascolinità e la moglie Ester, "di una bellezza più sconveniente della voglia degli uomini" nell'Italia democristiana degli anni Cinquanta... Racconta di Rocco La Paglia, comunista, denunciato al tribunale speciale per apostolato sovversivo, di donna Mariannina, di Bellomo e del vicebrigadiere Perelà. Ad un tratto un delitto. Delitto passionale. Forse delitto d'onore.
"La Pagghia s'abbrucia se ci si fa l'amuri supra e vi si lassa 'na sicaretta addumata!". Questa enigmatica lettera giunge alla questura di Kalamet. A seguire i malintesi e le accuse, la malignità e le menzogne, l'omertà e l'indifferenza. Un mistero difficile da svelare. Il tutto è tenuto insieme da un filo di fumo. sottile e sinuoso. Commemorativo e nauseante. Un filo di abuso e abitudine. Fumo. Apparenza. E odore di tabacco, quello "che resta nelle narici per sempre, e nelle cose, nelle stanze in cui si è fumato...".
Carlotta Caroli

L'Unione Sarda, 27 ottobre 2007
Il Festival

Per trovare parole, idee e anticipare il domani del romanzo, la settima edizione della Mostra del libro di Macomer ha scelto due giovani autori: Errico Buonanno, romano, classe 1979 vincitore nel 2001 del premio Calvino e Fabio Stassi, 38 anni, siciliano, che nel 2006 ha pubblicato “Fumisteria”, premio Vittorini opera prima 2007. Entrambi sognano il Sud America[...]
Emiliano Farina

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