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recensione al romanzo "I diari del silenzio" PDF Stampa E-mail
Calabria ora, 27 gennaio 2008, Un mosaico di personaggi ne "I diari del silenzio"

«Il mio interesse nei confronti del campo di Ferramonti è nato quasi casualmente, in seguito ad una visita nei luoghi in cui sorgevano le baracche per gli internati. Fino ad allora, circa otto anni fa, non sapevo dell'esistenza di un campo per ebrei ed oppositori politici in Calabria. Questo mi aveva fatto percepire l'Olocausto come qualcosa di lontano dalla mia realtà». Lo scrittore reggino Gerardo Pontecorvo, alla vigilia della "giornata della memoria", racconta del suo personale "incontro" con la shoah e con il campo di concentramento costruito dal regime fascista nella valle del Crati, in provincia di Cosenza. Intorno a questa pagina "strappata" dalla nostra storia, Pontecorvo ha costruito le vicende narrative dei personaggi delle sue prime opere, la raccolta di racconti L'ultimo prigioniero e il suo primo romanzo I diari del silenzio, da poco in libreria.
Protagonisti del romanzo Alma, un'oppositrice al fascismo, e i suoi due figli Fausto e Jaime. «Ogni storia narrata ha una dimensione preponderante d'iperrealtà, nel senso che ad un narratore sta a cuore il personaggio e la sua psicologia. È il personaggio che entra nella cornice e interagisce con essa. In questo senso Ferramonti fa da sfondo, certamente non neutro, a una storia avvincente».
D. Come ha ricostruito la vita all'interno del campo?
R. Ho fatto un lavoro di ricerca da cui sono emerse le peculiarità di Ferramonti rispetto ai campi di sterminio: per molti internati è stato un campo di passaggio prima di finire nei lager. Ferramonti rappresenta un mattone di un più ampio disegno che aveva uno scopo aberrante.
D. Che senso ha oggi parlare di una giornata della memoria?
R. Ricordare per non dimenticare più. Questo è il significato del fare "memoria". Ritengo che l'Olocausto non sia ancora una pagina da consegnare alla memoria. Lo sterminio degli ebrei appartiene alla cronaca, perché le sue conseguenze e i suoi effetti sono acnora tangibili nelle testimonianze dei sopravvissuti. La storia purtroppo oggi si ripete sotto la definizione di "pulizia etnica". Questo deve farci riflettere. Mimma Giordano



il Quotidiano, 21 gennaio 2008, I diari del silenzio, un racconto che si intreccia con la storia

Il ventennio fascista visto attraverso le vicissitudini di un ragazzo del sud, costretto a afre i conti con l'ipocrisia del modello sociale e culturale imposto dalla dittatura.
I diari del silenzio [...] è un romanzo che si intreccia con la storia e, seppur senza la pretesa della scientificità, ricostruisce uno spaccato quanto mai fedele della vita della città di Reggio di quegli anni. Immagini e luoghi di una città che l'autore mostra di amare e di aver indagato a fondo: la via marina, lo struscio pomeridiano sul corso, i quartieri popolari e una certa borghesia impettita e tronfia. Su questo sfondo si intrecciano le vite e le vicissitudini di Alma e Fausto, lei ragazza madre costretta fare i conti con la rirpovazione e l'emarginazione sociale derivanti da una morale ipocrita che non riesce a tollerare e perdonare certi errori; lui costretto a confrontarsi con le proprie inevitanili fragilità e con il sentimento di contrapposizione a una madre che non gli ha dato un padre. Poi per alma l'adesione all'opposizione al regime fascista, l'allontanamento dalla scuola e la reclusione nel campo di concentramento a Ferramonti, nel cosentino. [...] A curare la presentazione dell'opera è stata Mimma Giordano, che ha sottolineato come il romanzo con i suoi flash-back e continui cambi di scena, presenti una costruzione quasi cinematografica, che ricorre allo stratagemma del diario che permette all'autore di parlare in terza persona e nel contempo "rappresenta una mappa che contiene le coordinate per decodificare il senso delle vite dei personaggi, in un'epoca obbligata al silenzio e alla censura". [...] Un romanzo intenso, di ricerca e di formazione, che indaga senza censure o moralismi l'animo umano, con rispetto e delicatezza. Umberto Giordano



Gazzetta del Sud, 18 gennaio 2008, Pontecorvo racconta I diari del silenzio

Il disagio generazionale, caratteriale, ideologico tra madre e figlio, sullo sfondo di una città del sud nel periodo fascista. [...]
 




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