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recensione al romanzo " 'A jatta" PDF Stampa E-mail
La Sicilia, 28 settembre 2009, Una storia d’amore molto particolare.

ajatta
Cinzia Pierangelini, alla sua seconda prova narrativa (‘A jatta, edizioni GBM, pagg. 157, € 13,50) è riuscita a confezionare una storia convincente. Una storia d’amore molto particolare tra due esseri umani, Andrea e Alfredo. Amore omosessuale? Amore eterosessuale? Che importa. Semplicemente due esseri di questa terra che provano attrazione l’uno per l’altro/a, legati dalla capacità di stupirsi, di emozionarsi di fronte all’agonia del loro vecchio cane, che si tengono per mano a osservare un tramonto, la nascita di un fiore. Un candore che pervade tutto il romanzo. Amori cercati, perduti, dimenticati, ritrovati. Giorgio, violoncellista di fama internazionale, irrompe come un temporale d’agosto a spezzare l’idillio e la storia assume una struttura corale, oscillante tra la commedia e il dramma, tra una riflessione malinconica e uno slancio vitale. Sullo sfondo una Sicilia assolata, ancorata alle tradizioni, ai perbenismi, al moralismo di facciata che non ammette trasgressioni alle regole. Cinzia assembla tutto con una raffinatezza stilistica che punta dritto al cuore, caratterizzata da una forte tensione etica, scava dentro l’animo dei suoi personaggi, porta alla luce tesori di profonda umanità. La Pierangelini affronta i temi della solitudine, della vecchiaia, della diversità, dell’incomunicabilità, temi universali che coinvolgono gran parte degli esseri umani rendendo questo libro attuale. La gatta è sempre lì sorniona che si gode la scena. È una gatta femmina o maschio? Anche qui, cosa importa? C’è ed ha la sua influenza nell’economia della storia.
Salvo Zappulla




www.librierecensioni.com, 7 settembre 2009

Questo è il primo romanzo che leggo di un'autrice che ha al suo attivo già altri titoli e devo dire che mi ha colpita molto. Ambientato in Sicilia, affronta con delicatezza un tema scottante e spesso imbarazzante, quello dell'amore tra un uomo, Alfredo, e una donna, Andrea, che è diventata donna nel fisico solo dopo diverse operazioni ma che lo è, nel cuore e nella mente, fin dall'infanzia.
È bellissimo vedere l'amore che nasce e si sviluppa nonostante i pregiudizi e l'ipocrisia della gente, nonostante le chiacchiere dietro le spalle, un amore che cresce e si rafforza pur con tutti i problemi che ovviamente esistono, portando gioia e serenità nella vita di due persone che, fino a quel momento, hanno vissuto solo brevi esperienze superficiali e senza sentimento.
L'ambientazione, alcune battute scritte in dialetto con lo scopo di rendere al meglio l'atmosfera del luogo ed i sentimenti dei protagonisti, l'accento sul forte legame di amicizia che porta Pippo (il migliore amico di Alfredo) ad accettare una storia che non capisce né condivide in pieno, rendono il romanzo non solo piacevole, ma intenso e commovente.
La presenza della gatta che dà il titolo al romanzo, è discreta ma fondamentale: è infatti la figura che accompagna Alfredo per tutto il libro, con cui lui si sfoga e con cui a volte litiga, con cui riflette ad alta voce e che lo fa sentire meno solo.
L'unico neo di questo libro è, forse, l'eccessiva tranquillità con cui il protagonista accetta la notizia che Andrea era in precedenza un uomo. E' vero che lo scopre quando la storia tra loro è già avviata e quindi sa bene che lei adesso è donna; è vero anche che viene richiamato il suo spirito da sempre libero ed un carattere che, anche in passato, lo ha portato a vivere il sesso senza troppi problemi considerandolo - cito testualmente l'autrice - "una spezia corroborante con cui ognuno, secondo i propri gusti, s'insaporisce la vita" ma... probabilmente una riflessione maggiormente approfondita ed un minimo di incertezza da parte sua, sarebbero stati più realistici, visto l'argomento di forte impatto emotivo. A parte questo, resta un gran bel libro, che esprime in pieno la felicità che si prova nell'essere accettati per ciò che si è. Peccato che sia così breve, avrei voluto godere della compagnia di questa splendida coppia un po' più a lungo!




www.letteratidudine.blog.kataweb.it, 6 settembre 2009

Alfredo dimentica. Nomi, persone, situazioni, cose. Come in un romanzo sudamericano, il mondo sembra destinato a svanire a causa di neuroni incapaci di ricordare. Malattia? Degenerazione dovuta a età non più giovane? Il passato si smembra, perde i confini. E Alfredo si chiede se la sua vita sia realmente esistita.
Andrea ricorda. Tutto. Dolori, umiliazioni, incomprensioni. Una vita galera, imprigionata da una X e una Y al posto di due X simmetriche. Un corpo sbagliato. Il passato che riemerge a ogni occasione. L’incomunicabilità con chi si amava e ormai se n’è andato, lasciando il rimpianto per quanto non si è riuscito a spiegare. Come scriveva De Andrè, una vertigine di anestesia, anzi, tante, tante vertigini di tante anestesie. E ormoni. E bisturi, bisturi, bisturi. Andrea ricorda, tutto.
Sembra una tragedia. Del resto siamo in Sicilia, anche se non sappiamo dove, esattamente. Ma tant’è, è sempre Magna Grecia. Il coro: gli amici di Alfredo, che sguazzano in esistenze grigiastre. Matrimoni squallidi, passatempi ordinari, figli così così. Un “murmuriari” costante e continuo. Su Andrea.
Alfredo ha offeso Afrodite, la dea dell’amore. Tanto tempo fa, in una stagione lontana in cui era belloccio e appetibile. Ha conquistato donne su donne, ci ha fatto sesso, si è divertito senza lasciare traccia. Era uno stallone, in gioventù. Ora non ricorda. Un nome, un viso. Una voce, un sorriso. Una carezza, il profumo dolce della pelle morbida. Afrodite ha punito così il maschio incapace di amare, l’egoismo sfrenato, il cacciatore ingordo. A volte capita. Afrodite sa essere crudele, con chi non cede ai suoi obblighi. Se non ami, non vivi. Se non vivi, non ricordi.
Andrea ha inseguito l’amore per tutta la vita. Lo ha cercato in ogni anfratto, in ogni angolo, in ogni luogo. L’amore è beffardo. Lo sanno tutti. Non puoi cercarlo, altrimenti fugge. Non puoi pretenderlo, se no si nasconde. Se lo sogni, si trasforma. Non lo si può raggiungere. Ti sembra di vederlo, ma era solo un’ombra, un miraggio che svanisce appena credi di averlo sfiorare.
Alfredo ha un amico coetaneo, Pippo, single come lui. La sua ancora di salvezza. Ma Pippo è destinato a tradirlo: si sposa. Alfredo resta solo. Solo, senza nulla da ricordare. Afrodite ha completato la sua vendetta. Lo sciupafemmine impenitente ormai altro non è che un uomo quasi vecchio. Totalmente solo. Solo con una gatta che apparteneva alla madre. Animale opportunista, bisbetico, un tantino snob.
Ma Afrodite è stanca. Stanca di vendette.
Qualcosa succede, in quel luogo indeterminato della Magna Grecia. Il cielo, sempre uggioso, si rasserena. Gli dei sorridono ai mortali.
Si sacrifica un’automobile. E Afrodite accetta il dono. Benedice l’amore. Lo fa volare così alto che perfino un eroe nemico, giovane e bello, di chiare doti e ingegno prontissimo viene sconfitto, perde il suo agone e fugge lontano, coperto di vergogna.
C’è tutto. Il “Deus ex machina”? La gatta.
Non era scontrosa. Aspettava il suo momento. Inno alla vita. Simbolo di maternità. La vita vince sempre. Su tutto.
Brava Cinzia, hai raccontato una storia limpida, perfetta nella sua semplicità, con uno stile preciso, essenziale, piacevolissimo da leggere. Belli i personaggi, dotati di vita propria, indipendente dal romanzo. I dialoghi sono ben costruiti, con quel tanto di vernacolo che dà un po’ di pepe al tutto. Un libro da leggere e da consigliare.



sulromanzo.blogspot.com, 26 giugno 2009, Intervista a Cinzia Pierangelini

D. Buongiorno, vorrei iniziare chiedendole a quale età si è avvicinata alla scrittura e se è stato o meno un caso fortuito.
R. Ricordo esattamente di aver provato grande piacere a scrivere il tema della licenza media, a tredici anni. Ma poi, con lo stesso piacere, ho scritto solo diari e lettere (molte) o poesie adolescenziali. Per una ventina d’anni ho abbandonato del tutto la scrittura a favore della musica che richiede un impegno notevolissimo (sono violinista), ma non ho mai smesso di leggere e questo è fondamentale. Ho ripreso la penna in mano a quaranta anni per farmi finalmente un regalo e scrivere qualcosa che non fosse autobiografico.
Un aneddoto? A Venticinque anni circa dissi: ‘Se pubblicassi un romanzo potrei anche morire il giorno dopo’. Ovviamente non sono più della stessa opinione!

D. Se consideriamo come estremi l’istinto creativo e la razionalità consapevole, lei collocherebbe il suo modo di produrre scrittura a quale distanza dai due?
R. Di certo assai vicino a un istinto, la fase razionale interviene quasi esclusivamente in fase di rilettura ed editing. Però sono fortunata perché il mio scrivere d’istinto ha una sua logica interna, segue coerentemente una storia e i personaggi. Insomma nulla che assomigli a un informe magma d’idee, il libro si scrive in buona parte da solo.

D. Moravia, cascasse il mondo, era solito scrivere tutte le mattine, come descriverebbe invece il suo stile? Ha un metodo rigido da rispettare o attende nel caos della vita un’ispirazione? Ce ne parli.
R. Credo che Moravia avesse ragione, come tutte le arti la scrittura necessita di ‘manualità’, esercizio, costanza. Io però sono una donna di oggi, vorrei dire normale ma correggo con ‘super’, una di quelle che lavorano dentro e fuori casa, e sono mamme (e anche figlie e mogli) e vanno in crisi e sognano di svegliarsi una mattina ed essere come la dea Kalì. Insomma non posso permettermi questi lussi. In ogni caso dubito che riuscirei a scrivere qualcosa di più lungo di un racconto per esercizio, senza una forte motivazione interiore. Un romanzo è un impegno serio, fagocita energie, ore, pensieri. Poi io scrivo d’istinto, di getto e la fase di rilettura comporta molto lavoro d’analisi. Quando scrivo metto la casa e la famiglia in ginocchio, tutto va in malora per giorni. Sarebbe fantastico avere tre ore quotidiane da dedicare solo a questo, ma fino alla pensione credo rimarrà un sogno.

D. Di che cosa non può fare a meno mentre si accinge alla scrittura? Ha qualche curiosità o aneddoto da raccontarci a riguardo?
R. Non posso fare a meno del silenzio, delle sigarette, del caffè e di un cane in casa, dico davvero. Il cane è il mio angelo custode. Inoltre nonostante, o forse proprio per questo, sia una violinista mi è impossibile ascoltare musica mentre scrivo. Sarebbe come seguire due diversi discorsi.

D. Wilde si inchinò di fronte alla tomba di Keats a Roma, Marinetti desiderava “sputare” sull’altare dell’arte, qual è il suo rapporto con i grandi scrittori del passato? È cambiata nel tempo tale relazione?
R. Ogni tempo ha il suo scrittore, la sua voce. Non faccio troppe distinzioni tra passato e presente, per i grandi scrittori ho sempre avuto un rispetto sacrale, anche oggi ovviamente. Ciò che è cambiato è stato l’ardire di scendere in campo, nel mio piccolo e chiedendo scusa.

D. L’avvento delle nuove tecnologie ha mutato i vecchi schemi di confronto fra centro e periferia, nonostante ciò esistono ancora luoghi italiani dove la letteratura e gli scrittori si concentrano? Un tempo c’erano Firenze o Venezia, Roma o Torino, qual è la sua idea in merito?
R. L’idea è che si concentrino sul web! Be’, scherzo… abito a Messina e viaggio poco. Immagino che Milano sia piuttosto viva, però l’idea che ho stando quaggiù è che non ci sia un vero luogo, reale, in cui spostarsi per conoscere gli scrittori e frequentare l’ambiente letterario (come poteva succedere a Firenze o Milano in passato per esempio). D’altronde la vita ha assunto caratteristiche diverse da tutti i punti di vista perdendo diversi ‘piaceri’ comuni in altre epoche. Trovo difficile immaginare un gruppo di letterati intorno a un tavolo a discutere d’arte: non c’è più il tempo, non c’è uno stipendio e forse neanche un ideale comune che lo permetta, probabilmente sono spariti anche i posti adatti, fatati. Il web rimane un’occasione enorme soprattutto per chi come me è un po’ fuori, geograficamente, da tante possibilità.

D. Scrivere le ha migliorato o peggiorato il percorso di vita? In altre parole, crede che la letteratura le abbia fornito strumenti migliori per portare in atto i suoi desideri?
R. Scrivere è molto faticoso, spesso porta a risultati assai lontani dai sogni, ma per me è una necessità oltre che un piacere. Mi ha dato una visione altra di me stessa, che non sospettavo, e mi ha arricchita (solo umanamente, ovvio). La vita quotidiana è peggiorata invece, esco e parlo di meno, sto molto al pc e quando sono immersa in un lavoro do l’idea di essere inebetita, di viaggiare in altri mondi, sono confusa, distratta. Insomma non sono tutte rose. Tuttavia la gioia che si prova per un’idea, un buon capitolo, perfino una frase è davvero difficile da spiegare a chi non l’ha provata. Spero di non dover mai rinunciare a tutto questo.

La ringrazio e buona scrittura.

Grazie a lei per la preziosa opportunità.



biogiannozzi.splinder.com, 16 aprile 2009, Cinzia Pierangelini alle prese con 'A jatta
Intervista all'autrice di uno dei più belli e controversi romanzi di questa stagione letteraria

D. Cinzia Pierangelini, sei al tuo secondo romanzo con GBM editore. Dopo il notevole Eraclito e il muro, a distanza di circa due anni torni con un romanzo particolare, ‘A jatta. Il tuo nuovo lavoro tratta un tema difficilissimo, quello del cambio di sesso. Prima di addentrarci nel magma del libro, come mai la scelta da parte tua di trattare un tema tanto attuale e che, apparentemente, con il tuo vissuto personale ha poco o nulla a che vedere?
R. Credo che se uno scrittore trattasse solo ciò che lo riguarda da vicino molti capolavori non esisterebbero. Detto ciò, trovo che una riflessione sulla transessualità mi riguardi alla stregua di molti altri temi della vita. Riguardo allo ‘scegliere’ un tema: non lo faccio mai, succede sempre il contrario. Immagino di assorbire sensazioni, emozioni che pian piano si guadagnano una faccia, un nome e chiedono di vivere tra le pagine d’un libro.

D. Non nego che in certi momenti la lettura de ‘A jatta mi ha messo in imbarazzo, difatti ho trovato che hai lasciato scorrere un po’ troppo romanticismo nelle vene di questa storia: Alfredo e Andrea vivono una storia d’amore che, in alcune pagine, scade nel melodramma quando non addirittura in un esasperato romanticismo in perfetto stile romanzetto rosa Harmony. E’ una mia impressione sbagliata, o hai voluto che ‘A jatta fosse proprio così, una pletora di sentimenti forti indisciplinati e caotici?
R. Romanticismo dici? e lo dici come fosse un insulto. Non so, per me l’amore è spesso romantico, indisciplinato, passionale. Dei romanzetti Harmony non posso dire, non ne ho mai letto uno. Di melodramma invece non vedo traccia, tranne che tu non consideri melodrammatica la gelosia per esempio. Ma su una cosa sono d’accordo: ho scelto che fosse una storia d’amore il più normale possibile e con un lieto fine per fare un regalo all’amica che mi ha aiutato a far luce sul mondo delle trans.

D. ‘A jatta, come accennato, è anche la storia di Andrea, di un ragazzo che non si sente a posto con il suo corpo e che finalmente all’età di 40 anni corona il suo sogno, quello di essere donna. Hai accennato ai pregiudizi della gente, al difficile percorso psicologico di Andrea, ma hai quasi del tutto taciuto il dolore che (sicuramente) il giovane ha sopportato per diventare Andrea, una femmina, figa per giunta. La chirurgia plastica riesce quasi a far dei miracoli ma non dall’oggi al domani: cambiare sesso richiede innumerevoli operazioni, soldi, e non da ultimo un coraggio non da poco. Che informazioni hai preso circa la possibilità di cambiare sesso grazie alla chirurgia? Hai compulsato dei testi che trattano la materia da vicino, sia sotto il profilo chirurgico sia sotto quello psicologico? O ti sei affidata alla tua sola sensibilità femminile?
R. E tu hai letto bene il libro? (off topic). Sì ho studiato e per cominciare ti correggo: Andrea non è mai stata un ragazzo!!! Oltre a studiare a fondo l’argomento, e sorvolare su ‘figa per giunta’ che mi fa innervosire, sono stata in contatto mail con due trans, una operata e una in fase di transizione, che mi hanno fornito tutto il supporto possibile. Nel libro mi pare di aver spiegato piuttosto chiaramente la situazione ma non m’interessava fare un trattato, non è questo il senso del libro. Sul web, per chi fosse interessato, c’è l’operazione fotografata passo per passo. Insisto nel chiarire che ho evitato accuratamente di condire (e sarebbe stato facile e anche più remunerativo) la mia storia di sesso e scioccanti dettagli.

D. Alfredo, oramai vicinissimo ai sessanta, impenitente scapolo, ex dongiovanni, in un’età che si dovrebbe pensare alla pace dei sensi finisce con l’innamorarsi. Di Andrea. All’inizio lui non sa che Andrea ha fatto l’operazione. La vita di Alfredo è monotona: vive insieme a una gatta, non ha interessi particolari per la vita, però dimentica quasi ogni cosa, da un momento all’altro. Si potrebbe pensare che sia affetto da rammollimento celebrale. Perché hai deciso per un personaggio come Alfredo, per un mezzo smemorato, per un uomo non più nel fiore della virilità? E, perché l’hai fatto innamorare di Andrea, di un transessuale?
R. Alfredo è un uomo dolcissimo, smemorato e dongiovanni, poetico e coraggioso… quasi il mio ideale! Un uomo che cresce ancora non ostante l’età, affrontando un percorso difficoltoso in un paese di provincia e rinunciando perfino all’amico più caro per seguire il destino, l’amore. Un inno alla vita insomma. Inoltre conosco diversi 58enni che a sentir parlare di ‘pace dei sensi’ avrebbero qualcosa da ridire, ma ne riparleremo quando sarai più ‘stagionato’! Riguardo a ‘fiore della virilità’ credi che consista nella giovinezza? Ahi, ahi come si vede che sei un uomo! L’esperienza, caro Beppe, è quella che conta! E ancora una tiratina d’orecchi: Andrea è una donna, devi dire ‘una’ transessuale! Perché ho scelto Alfredo? E chi l’ha scelto, al solito è stato lui a scegliere me e anche in questo caso è stato amore folgorante.

D. In questo romanzo il tuo stile è minimale rispetto al precedente Eraclito e il muro. A parte qualche espressione dialettale, il testo è scritto in un italiano fluente, leggero, senza pretese stilistiche.
R. Ogni storia ha la sua scrittura, lo stile che le compete, credo profondamente in questo. Il libro richiede una sua voce. Il prossimo, vedrai, ti sorprenderà di nuovo.

D. Non è che hai cavalcato l’onda? Mi spiego: oggigiorno sono in tanti a scrivere di sesso, di sessualità, di problematiche legate al terzo sesso pur non avendone alcuna competenza.
R. Cavalcato l’onda? Scrivere di sesso? Ma ti pare ciò che ho fatto? Io ho riflettuto, ho preso posizione anche, per me è stata un’esperienza personale e sociale davvero importante. Se volessi cavalcare qualcosa scriverei un romanzo erotico… e forse diventerei famosa. Ma riesco ancora a tirare col mio stipendio da docente. Mi sento libera, pulita, intellettualmente onesta.

D. O ‘A jatta è in realtà una storia che tocca anche certi delicati aspetti della sessualità, come il cambio di sesso, per parlare poi di tutt’altro? E se sì, ‘A jatta quale messaggio intenderebbe portare al lettore occasionale e no?
R. Mi pare ovvio: intanto ho cercato di spiegare a chi ancora confonde transessualità e omosessualità la differenza enorme che passa tra i due stati e poi avevo necessità di dire la mia sulla ‘diversità’, mi sono stufata di sentire parole come questa. Il ‘lettore occasionale’ spero trovi tempo per rifletterci anche lui. In quest’epoca buia e medievale, che mi fa soffrire, ho tirato la mia lancia (spezzarle non serve più).

D. Parliamo della gatta, di questo animale che prima di Andrea è l’unica compagnia di Alfredo. E’ una gatta e ciò nonostante non pochi la scambiano per un masculo. Che sia lei la vera protagonista del romanzo?
R. Miao? Sai, la gatta rappresenta l’anello tra passato e futuro, tra la vita e la morte, sgattaiola tra le pagine furtiva: è un po’ coscienza, un po’ esempio da seguire. Ad Alfredo fa paura all’inizio del libro, lui teme i suoi occhi e s’immagina già morto controllato dallo sguardo felino. Alfredo ha paura di vivere quando ancora ne ha timore, ma poi…

D. In chi ha già letto ‘A jatta hai notato delle reazioni… positive, negative? Qualcuno è rimasto sorpreso dal tema che hai deciso d’affrontare? E: sono state più le reazioni positive o quelle negative?
R. Sì il tema ha sorpreso e ho ricevuto molti complimenti per la sensibilità, la grazia con cui l’ho trattato. Era un tormento per me immaginare di sbagliare, di ferire con parole inadeguate. Qualcuno si è lamentato di non aver trovato abbastanza Sicilia, come in Eraclito e il muro descrizioni della mia terra etc. ma mica si può scrivere sempre lo stesso libro, no? A conti fatti sono stati di più i commenti positivi, sentiti, partecipi. Quello che mi ha sorpreso maggiormente è stato sapere che qualcuno si è identificato nell’Alfredo ‘solo’ e ha cominciato a immaginare il proprio futuro, non me l’aspettavo.

D.‘A jatta potrebbe essere il plot per un reality di quelli che oggi vanno per la maggiore e che tengono incollati milioni di telespettatori al tubo catodico? Ti faccio questa domanda perché la storia che racconti è un po’ inverosimile. Puoi smentirmi?
R. La vita ti smentisce, in continuazione. La realtà supera qualsiasi libro prima o poi. Ma poi, mi chiedo, che ci trovi di inverosimile in una storia d’amore tra un uomo e una donna? Però se diventasse il plot per un reality ne sarei lieta, significherebbe che la tivù ha ancora speranze!

D. Potrebbe essere Andrea una novella Rosella O’Hara o una Bocca di Rosa, e se sì, per quali motivi?
R. No, affatto. Andrea è solo una donna coraggiosa, che lavora e lotta per la sua vita.

D. E Alfredo potrebbe essere un nostrano Clark Gable sul viale del tramonto?
R. Sul viale del tramonto? Ma se ha appena cominciato a vivere!

D. Convincimi della bontà del tuo romanzo. Voglio che sia proprio tu, in prima persona, a recensire hic et nunc in maniera critica ‘A jatta.
R. ‘A jatta non è solo una storia d’amore è anche una storia sull’amicizia, sulla solitudine e la vecchiaia, sulla morte; vi scorrazzano animali, nonne, musica, paure e sogni, passato, futuro. È una storia sulla diversità che non esiste, sul coraggio di essere se stessi, sulla lotta per accettare la propria faccia e persino gli sbagli irrimediabili. Per me non è la storia dell’amore tra Alfredo e Andrea ma una storia d’amore a 360 gradi, per la vita. È un libro a cui tengo molto perché mi rappresenta davvero poco insomma.

D. Con lo pseudonimo di Kay Pendagron hai dato alle stampe Draghia, il tuo primo romanzo fantasy, che sarei molto curioso di leggere. È la prima volta che scrivi un fantasy, o sbaglio?
R. La seconda, il prossimo (Il professor Scelestus) uscirà a breve. Chiarisco che entrambi sono romanzi per ragazzi onde evitare di deludere gli amanti adulti del fantasy (genere che non leggo e che non mi attira). Draghia è una storia di draghi molto poetica e con chiari messaggi adatti a un pubblico giovanissimo, avevo pensato di scriverne un seguito ma poi l’idea mi ha annoiata. Come vedi l’idea di cavalcare l’onda non mi appartiene affatto… purtroppo.

D. Sei con chi difende il New Italian Epic, o ti schieri invece con chi pensa che il NIE non sia altro che una buffonata? Motiva la risposta, per cortesia.
R. Non ho idea, evita ‘sta domanda… mai letti.

D. Il boccone più amaro che sei stata costretta ad inghiottire è stato quando…?
R. Ho aperto questo file! No scherzo… è stato quando un mio romanzo per ragazzi ha perso la sua occasione, per un solo voto, con una grandissima casa editrice. Davvero dura malgrado i complimenti e l’invito a scrivere qualcos’altro da riproporre (altra onda persa).

D. Stai pensando al tuo prossimo romanzo? Hai già qualche idea che ti frulla per la testa?
R. Il prossimo libro, Un’altra Julia, uscirà a breve ed è un romanzo breve molto particolare per storia e stile. Subito dopo dovrebbe vedere la luce Il professor Scelestus. Per la GBM nel 2010 uscirà invece un terzo romanzo che è già in fase avanzata di editing. Di nuovo dei ‘diversi’, di nuovo una prospettiva originale della situazione, ancora lance da tirare sperando di colpire più cuori possibile e una diversa tattica di narrazione oltre a uno stile che, immagino, ti stupirà.

Grazie Cinzia, sei stata molto disponibile e ricca di pazienza rispondendo a tutte le domande, anche alle più cattive tendenziose e provocatorie.
Ti auguro di tutto cuore che il tuo romanzo ‘A jattariceva l’attenzione che merita da parte di critica e pubblico.

 

www.graphe.it, 15 marzo 2009, Intervista a Cinzia Pierangelini

D. Parlaci un po’ di te
R. Argomento spinoso! Be’, tanto per mantenerci sul vago posso dire che sono una docente, una violinista e che amo moltissimo gli animali. Sono anche una mamma, una scrittrice e una donna che ha superato i quaranta…insomma una incasinata!

D. Perché scrivi?
R. A questa domanda ho risposto in tanti modi nel corso di questi anni, la verità, quella che oggi ritengo la verità, è che scrivo perché nel momento in cui lo faccio sono felice, riesco a dimenticarmi, a ridurmi al silenzio… per quanto ciò possa suonare strano.

D. Quando hai iniziato a scrivere?
R. Scrivere da sempre è stato il mio sogno, ma a scrivere effettivamente ci ho provato solo nel 2004.

D. Parlaci del tuo libro ‘A jatta
R. ‘A jatta è una storia cui sono molto legata, affettivamente direi. Per me ha rappresentato una svolta, l’approfondimento umano di un disagio vissuto da persone che non meritano di soffrire. Conoscevo poco il problema della transessualità, come molti immagino, e ciò che sapevo era essenzialmente derivato dagli spettacoli televisivi, dalle foto scandalose e da qualche tremendo articolo di cronaca. Insomma conoscevo poco e praticamente il peggio. Ero in errore. Conoscere due di queste donne mi ha aperto gli occhi sul loro desiderio di normalità, di semplicità e il mio libro vuole essere un dono in questo senso. Qualcuno mi ha scritto che è una storia intima, romantica e tenera e perciò credo di essere riuscita nel mio intento: regalare una vera storia d’amore, semplice a chi spesso non può permettersela a causa del pregiudizio.

D. Quali sono le tue lettura preferite?
R. Leggo mainstream essenzialmente, italiano ed estero.

D. Un libro da leggere e uno da evitare
R. A questa domanda non voglio rispondere per non far torto a nessuno. Voglio dire però che ognuno ha i suoi libri, libri che non sempre rispettano le indicazioni dei mass media. Non è detto che il best seller sia il libro giusto, insomma. Un libro da leggere è quello che ti chiama, quello che aperto a caso ti trasmette subito qualcosa, ti scalda il cuore, t’intriga. Il libro da evitare è quello scritto per il commercio, ovvero la maggior parte di quelli che brillano nei supermercati etc. Anche il lettore, come lo scrittore e il piccolo editore, dovrebbe trovare il coraggio di osare. Si fanno belle scoperte!

 

www.paroledisicilia.it, 15 marzo 2009

In una Sicilia archetipa, di provincia, assolata, accade qualcosa che archetipo e classico non è. E’ questo il succo del secondo romanzo di Cinzia Pierangelini, intitolato 'A jatta, la gatta, in omaggio al felino che lo percorre tutto per intero, e al quale è persino dedicata l’ultima battuta.
Una gatta (’na jatta) sempre scambiata per un gatto, a simboleggiare l’ambiguità sessuale del/della protagonista principale della storia. Andrea lascia la Sicilia uomo e torna donna. Almeno nel fisico. In realtà donna lo è sempre stata, e i dolorosi interventi chirurgici che sanciscono il suo definitivo transito dalla condizione di maschio a quella di femmina, sembrano essere solo il necessario corollario a una serie di sofferenze molto meno evidenti e più intime. Il disagio nel vivere in un corpo che si sente estraneo, l’ostilità e il disprezzo negli occhi degli altri, la poca confidenza con il proprio nuovo essere.
Nel romanzo si fa cenno all’Andrea “prima” della trasformazione (principalmente mostrandone il contraddittorio con la nonna, Donna Ira, che non accetta le sue “stranezze”), mentre l’Andrea “dopo” domina la scena, proponendosi come figura coraggiosa e, in fin dei conti, luminosa, capace di mostrare una eccezionale “normalità” pur nella straordinarietà del suo cambiamento. L’Andrea “dopo” è donna, per nulla diversa dagli altri esseri che donne sono nate. E’ tutto merito della sensibilità dell’autrice se questo personaggio viene assimilato senza sforzi e senza pregiudizi, se ogni sua vicenda, ogni sua relazione appaiono plausibili e naturali.
'A jatta è comunque più della storia di una trasformazione. È un romanzo rosa inusuale. Se la protagonista è, almeno per nascita, un protagonista, di lei non si innamora il classico bello da storia d’amore. Di Andrea, invece, s’invaghisce Alfredo, pensionato magari baby, ma lo stesso non più verdissimo. Alfredo vive da solo assieme a una gatta (a jatta del titolo) lasciatagli dalla defunta madre. Gatta che tutti affermano essere gatto (pur essendo, invece, effettivamente jatta), in un continuo parallelo con Andrea.
La trama, se si vuole, è abbastanza semplice: Alfredo incontra Andrea (anzi, si scontra con lei, causa un incidente d’automobile) e se ne innamora. L’amore è osteggiato un po’ dai suoi amici, molto da Giorgio, bello e brillante violoncellista globe trotter. Il lieto fine è di prammatica, ma la storia, nel suo complesso, è divertente e ben scritta, popolata di personaggi particolari e un po’ malinconici.

 

www.lettera.com, 8 febbraio 2009

Alfredo è un pensionato che soffre di smemoratezza progressiva e vive i suoi giorni di single impenitente in un'atmosfera malinconica e pessimistica. Ma un giorno, incontra Andrea, nome inusuale per una donna, da poco rientrata in Sicilia, sua terra natale, dopo anni di esilio volontario. I due si innamorano, mentre tutto, intorno a loro, sembra tramare per ostacolare questo amore: gli amici di Alfredo, la sua bisbetica cameriera, il passato dei due, le chiacchiere dei paesani, persino una gatta filosofa e, soprattutto, un violoncellista tronfio, bello e giovane, che farà del suo meglio per rovinare il sogno dei due novelli amanti.
'A jatta: La gatta, sul letto che scotta
«Ma come minchia si chiamava?» si chiedeva.
Rammentava nitidamente la prima frase che le aveva rivolto, incuriosito dal suo prolungato silenzio, durante un'uscita in comitiva: «Ma il gatto ti ha mangiato la lingua?» e il sorriso muto che lei gli aveva elargito e con cui era iniziata la loro breve storia.
Brevissima, in realtà, perché, a quei tempi, lui s'innamorava con facilità; e con la stessa facilità lasciava perdere. Calpestava e si lasciava calpestare con una superficialità che, adesso, si prendeva la naturale rivincita, annidata nelle rughe profonde che sentiva sbocciare, giorno per giorno, al centro preciso del cervello.
Di lei ricordava bene che non volle baciarlo neanche una volta, per non tradire - così diceva - l'amore che provava per il fidanzato; e che in quella notte lunga - mentre ansante lo cavalcava, accompagnandosi con degli: «Accidenti! Accidenti però...»- lui, a un certo punto, si era estraniato, distratto... facendole fare una faticata che probabilmente la poverina ancora commemorava.
Ma di come si chiamasse... neanche a parlarne!
Il titolo del romanzo, che in dialetto siciliano significa "La gatta", si riferisce all'animale domestico con cui, suo malgrado, il protagonista della storia si ritrova a dividere la propria esistenza agli albori della vecchiaia. Il rapporto tra l'uomo e il gatto non è dei più idilliaci, e vede ciascuno arroccato nel proprio territorio. Probabilmente la ritrosia del gatto nei confronti di Alfredo è dovuta anche al fatto che il pover'uomo, a causa delle sue amnesie, dimentica spesso e volentieri di provvedere alle necessità quotidiane dell'animale; ma Alfredo percepisce in quel comportamento una sorta di volontarietà, quasi che il gatto cerchi consapevolmente di palesare la sua condanna alla "sterile" condotta di vita del suo "padrone". Condanna che Alfredo intuisce anche nelle occhiate ammonitrici della sua domestica, pure quella, come il gatto, ereditata alla morte della madre. Quella stessa madre che sembra fulminarlo con lo sguardo dal marmo della tomba in cui è sepolta. Sguardi, a volte ammiccanti, a volte ironici che si moltiplicano ovunque intorno ad Alfredo nel momento in cui inizia a frequentare Andrea, la donna che incontra per la prima volta proprio nel cimitero. Andrea, che a differenza di Alfredo vive il passato nel tormento dei ricordi, e vorrebbe forse essere come Alfredo, e dimenticare progressivamente i nomi e i volti che continuano a percuotere la sua anima. La storia si svolge in un paese della provincia siciliana, ma a ben vedere lo spaccato sociale che ne emerge potrebbe estendersi a qualsiasi altra realtà geografica italiana, perché le convenzioni ipocrite, gli status quo non scritti ma rispettati alla lettera sono un male che affligge tutto lo stivale. Ma non sarà solo il pregiudizio che affonda le nere radici nel lontano medioevo a ostacolare l'unione; Alfredo dovrà combattere anche con un avversario molto più temibile ai suoi occhi: un uomo giovane, affascinante e deciso, tutto quello che lui, invece, non è, e la partita, per il "povero" pensionato, è tutta in salita. E così il lettore si ritrova coinvolto in un triangolo dove ognuno degli spigoli ruota intorno a un perno delicato formando un "cerchio" narrativo descritto con mano felice; un vortice di passioni, volutamente più suggerito che esibito, in cui lui, lei (o lui?) e l'altro si misureranno sullo sfondo di una realtà sociale con cui l'autrice mette a fuoco le difficoltà attraverso le quali sono costretti a vivere coloro che cercano soltanto ciò che tutti dovrebbero avere, ovvero le stesse dignità e identità, a prescindere dal fatto di guardare la vita in modo diverso, dal sentirsi "uguali" in un contesto dove sono soltanto gli occhi degli altri a guardarli in modo differente.
Un mondo dove pure i gatti sembrano "diversi" da quello che sono in realtà.
Luigi Brasili

 

www.queerblog.it, 14 gennaio 2009

Cinzia Pierangelini nel suo romanzo ‘A jatta ci racconta dell’amore tra Alfredo, segretario scolastico in pensione, e Andrea, una transessuale. Il tutto ambientato in Sicilia, presente oltre che nelle descrizioni anche nel ricorso ad alcune espressioni dialettali. Fra gli altri personaggi c’è Giorgio, un violoncellista, e una gatta filosofa che, come dice l’autrice, è la coscienza del libro. Si naviga in una marea di emozioni nel leggere questo secondo romanzo della Pierangelini che, per noi di Queerblog, ha risposto ad alcune domande.

D. Nel “sentire comune” il mondo di una donna-madre è quanto di più lontano possa esserci da quello di una donna transessuale. Cosa ha spinto, dunque, una madre come te a raccontare una storia di “trans”?
R. Non scelgo mai le storie che racconto, vengo scelta. Detto ciò credo ci siano un paio di elementi significativi, del e nel mio narrare, che possono chiarire il punto: racconto spesso di gente che vive come fosse un po’ a disagio nel luogo, nel corpo, nella condizione che gli è stata assegnata dal destino. Amo questi personaggi che in fondo vorrebbero essere altrove e altri. Poi, sono una scrittrice-chioccia, nel senso che tendo a dare una chance, a proteggere i miei personaggi, anche i cattivi… figuriamoci i buoni! Come non essere affascinata da una sofferenza così ‘inutile’, gratuita come quella delle e dei trans. Inoltre sono sicura che una madre non è affatto lontana da una transessuale: la differenza sta tutta nel ‘figlio’. Ma la madre è madre anche senza figli, anche senza ovaie e spesso non lo è pur avendo prole.

D. Sempre nell’immaginario comune il Sud è visto come “chiuso” a certi temi: e tu, invece, ambienti il tuo romanzo in Sicilia…
R. C’è un aspetto ‘pittoresco’ della Sicilia che va sfatato: è vecchia e antiquata ma anche nuova e vitale, pronta al cambiamento. Andrea ne è fuggita, ma torna; per ricominciare la sua vera ‘unica’ vita nell’isola che le ha dato tanto dolore e trova un uomo giusto, sì direi un uomo giusto. Ce ne sono anche qui. Ce ne saranno sempre di più. Non manca chi sghignazza e ammicca quando parlo del libro, purtroppo; ma penso che questo succeda ovunque. Io ho voluto bene ad Andrea e ad Alfredo: ciò che spero è che altri si affezionino ai personaggi e che questo aiuti a capire la stupidità di certe chiusure mentali, l’insensata arroganza del ritenersi ‘normali’.

D. A proposito di maternità e transessualismo: che ne pensi della vicenda di Thomas Beatie, l’uomo incinto?
R. Penso che questi due coniugi hanno dovuto affrontare montagne per avere un loro figlio e spero che lo amino di conseguenza e che si smetta di farne pubblicità, anche.

D. Si dice che il gatto sia un po’ “traditore”: come mai è proprio un gatto a dare il titolo al tuo romanzo?
R. ‘Na jatta è! I gatti non sono traditori, sono meno legati all’uomo dei cani; storicamente hanno una vita in comune con l’essere umano più giovane, sono meno ‘evoluti’ si potrebbe dire… se il legarsi all’uomo rappresenta una forma intelligente di evoluzione… Andrea ama i cani, come fossero figli, fin quasi a riconoscersi in essi, ma la coscienza del libro è una gatta: indipendente, superba, volitiva, poco allineata… così come dovrebbe essere ogni coscienza!

D. Tu sei anche una musicista: consiglia ai lettori di Queerblog una colonna sonora che potrebbe accompagnare la lettura del tuo romanzo.
R. Consiglio tutto Giovanni Sollima: il suo ultimo album è bellissimo e la genialità della musica di Giorgio, il violoncellista del libro, (solo la genialità, eh) me lo ricorda molto.

D. C’è qualcosa che volevi ti chiedessi e non l’ho fatto?
R. Sì, avrei voluto mi chiedessi se questo libro mi ha fatta crescere. Ti avrei risposto di sì, molto; e non intendo crescere come scrittrice ma come donna, come essere umano. E se non ti spiace vorrei ringraziare anche qui Silvy e Katia, le due transessuali che mi hanno guidato con grande pazienza e gentilezza in un mondo nuovo e sconosciuto permettendomi di diventare migliore. Cinzia Pierangelini

 

 

armoniadelleparole.splinder.com, 30 dicembre 2008

C’è qualche cosa che assilla Alfredo, pensionato e scapolo impenitente, lungo tutto l’arco della giornata e che gli impedisce perfino di dormire, è un tarlo che lentamente rosicchia la sua vita e che gli propone di continuo il bilancio dell’esistenza. Quello che lui non vuole ammettere è che ormai è in preda alla solitudine, un sentimento di scoramento che, persi gli ardori giovanili, lo fa sentire nel deserto di una casa vuota e anche l’amico più fidato che decide di punto in bianco di sposarsi è un’ulteriore spina che si conficca profondamente nel cuore, ampliando il senso di smarrimento che si impadronisce di lui e che gli fa perdere la memoria, perché tanto di importante c’è poco da ricordare. Andrea, invece, più giovane e determinato, corona il desiderio da tanto tempo agognato di concretizzare quella natura profondamente femminile che si porta fin dalla nascita pur nei panni di un maschio. Gli interventi chirurgici che lo trasformano in femmina, una bella femmina peraltro, gli acuiscono però quel senso di incompletezza che potrebbe essere colmato solo con l’incontro con un uomo, di modo che l’amore, quello vero, costituisca il punto di arrivo e di ripartenza della sua vita. I due personaggi, non atipici, soprattutto Alfredo, per uno strano scherzo del destino finiranno per incrociare le loro strade e dopo alterne vicende confluiranno in unico percorso che darà un senso a tutta la loro vita. Questo secondo romanzo di Cinzia Pierangelini, dopo il convincente Eraclito e il muro, sempre edito da GBM, conferma le buone capacità narrative dell’autrice che riesce a confezionare una storia che si snoda senza intoppi e nel complesso convincente. L’ambientazione è ancora una volta quella della provincia siciliana, tanto che non è infrequente il ricorso a un fraseggio in dialetto, volto più che altro a dare spessore a certe situazioni o affermazioni. La trama è anche una schermaglia amorosa, in cui si inserisce un terzo incomodo, Giorgio, un violoncellista di fama internazionale che s’innamora di Andrea, provocando la gelosia di Alfredo, con tanto di ansie e tormenti. Troviamo così alcune tipicità dell’autrice, come appunto la figura del musicista, con delle belle descrizioni delle esecuzioni di brani classici, e anche l’amore per gli animali, tanto che Andrea nutre una vera passione per i cani, un affetto materno che riversa su di loro consapevole che la trasformazione che l’ha resa donna esteticamente non potrà mai darle la gioia di un figlio. Ma il titolo che c’entra con la storia? ‘A jatta, cioè la gatta, è l’unica compagnia, peraltro mal sopportata da Alfredo, a cui è pervenuta in eredità; la bestia, che apre e chiude il romanzo, è di indolente natura, ma i progressivi mutamenti del padrone la porteranno a ricercare l’amore di un altro suo simile. Ci riuscirà e lei e i piccoli, frutto di una scappatella, troveranno l’affetto di Andrea e di Alfredo. Scritto con l’italiano corretto e ormai non consueto che è proprio dell’autrice, ‘A jatta è un romanzo che corre sicuro su binari stilisticamente apprezzabili e che risulta di assai piacevole lettura, tanto che lo consiglio vivamente. Renzo Montagnoli

 

www.liberolibro.it, dicembre 2008, Intervista a Cinzia Pierangelini

D. E così dopo Eraclito e il muro, il tuo primo romanzo, esci ora con ‘A jatta. Di che si tratta?
R. Di una storia d’amore. A modo mio, ovvio. Il tema sarebbe serio e scottante, lo è nella realtà; lo è anche nel libro in parte ma è affrontato senza scandalo, senza ‘spettacolo’, con la voglia di amore, poesia, leggerezza e ironia che ogni vita merita. La transessualità pretende rispetto, conoscenza soprattutto. Ho voluto provare a immedesimarmi davvero nei problemi di Andrea, la mia dolce transessuale. Tuttavia non è lei quella che considero protagonista del libro bensì Alfredo, questo dongiovanni un po’ invecchiato che si trova a fare i conti con se stesso, un rivale violoncellista e il preconcetto di una cittadina di provincia.

D. Perché questo strano titolo e peraltro in dialetto siciliano?
R. Be’ c’è una gatta che tutti scambiano per gatto e… sgattaiola tra le pagine gnaulando. In dialetto, perché no? Mi piace scrivere come ascolto.

D. Dato il tema particolare, penso ti sarai un po’ documentata sul fenomeno dei transessuali. Al riguardo, come hai proceduto?
R. Ho letto tutto ciò che son riuscita sul web, ma soprattutto ho trovato due donne, una operata e una in fase di transizione, che tramite mail mi hanno aiutata molto, mi hanno aperto gli occhi su un mondo sconosciuto dove ‘pregiudizio’ è la parola chiave e della sofferenza non si tiene conto. Spero di non deluderle, di non deludere Katia e Silvy, è la cosa che spero di più per questo romanzo.

D. Ora una domanda un po’ particolare. Che cosa significa per te scrivere e, soprattutto, che importanza ha per la tua vita?
R. Per la mia vita è una rovina: mia figlia quando scrivo a capofitto mi odia, nonostante i libri per ragazzi che finalmente hanno trovato il loro spazio editoriale; la casa va in rovina e persino il cane sbuffa e mi guarda male. Io riesco a stare anche 12 ore davanti al pc se ho un lavoro in corso e molte sigarette. Ma mentre scrivo…è bellissimo, ho cento vite e possibilità all’inizio, ma poi i personaggi acquistano indipendenza, mi spingono e trascinano, il libro si fa da solo e io vivo in simbiosi, anzi in parassitismo! Dopo la delizia, però, la crisi del ‘pubblicare’ e lì mi odio da sola. Insomma, non sono sicura che scrivere per me sia un bene in assoluto ma non posso farne a meno: mi completa, mi affascina, mi appartiene e questo da sempre, anche se ho aspettato 40 anni per cedere alla tentazione.

D. I tuoi rapporti con l’editoria: in generale e in particolare, cioè come giudichi il mondo degli editori e i tuoi editori?
R. Non posso dir male dei miei editori (son tre diversi attualmente) e forse non sarebbe giusto dire male in genere della categoria. L’editoria segue a ruota il resto del mondo in cui viviamo, con i suoi compromessi, il consumismo, l’ingannevole pubblicità, la massificazione dei desideri et cetera. Della GBM, con cui è uscito questo secondo romanzo, voglio però aggiungere che segue sani principi e non cede a ‘tentazioni’ di facile guadagno. Questo mi rende serena sul mio lavoro.

D. Progetti per il futuro. Ci sono progetti letterari in corso o comunque di imminente avvio?
R. Ho in uscita il secondo romanzo per ragazzi, dopo il recente fantasy Draghia che sta ottenendo bellissimi commenti; si chiamerà, credo, Il professor Scelestus e sarà pubblicato con una piccola casa editrice. Inoltre ho già scritto, ed è in fase di correzione, il mio terzo romanzo mainstream In principio fu il mare. Adesso attendo pazientemente che qualche storia o personaggio venga a risvegliarmi dall’ozio estivo, mi troverà pronta a ricominciare. Insomma non mi fermo!

Grazie Cinzia e nel salutarti associo agli auguri di successo di questo romanzo anche quelli di un sereno Natale e di un felice anno nuovo. Renzo Montagnoli

 




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